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domenica 18 novembre 2007

Considerazioni di un delegato

Con la presente vorrei esprimere alcune considerazioni in merito al direttivo della Cgil del 9 novembre 2007. In primo luogo non ho capito il perché bisognava ribadire che i Sì avevano vinto, io non avevo nessun dubbio in merito, perché sappiamo tutti come è facile “pilotare” un referendum o consultazione che sia all’interno di un’assemblea sindacale ed ancor meglio ( o peggio ) quando una persona si presenta davanti ad un’ urna gestita in modo “confederale” dove tutti sono per il Sì.Si poteva valutare la portata del voto ma anche questo, pur con la buona volontà del segretario Purin, non si è voluto fare anzi la maggior parte degli interventi, non tutti per la verità, erano attacchi più o meno velati al “nemico” di chi non la pensa come te (ci metto dentro tutti non salvo nessuno); ho assistito ad una gazzarra indegna della Cgil, almeno di quella che io ho conosciuto negli anni, e la cosa mi ha rattristato.La cosa peggiore, comunque, è stato il comportamento del segretario nazionale che, lasciando stare i movimenti della testa in senso affermativo o negativo durante gli interventi a seconda di chi parlava che comunque indispettiscono, nella sua relazione finale invece di fare “il pompiere” ha gettato benzina sul fuoco, ha parlato di fare “un passo avanti” ma nel contempo ha bacchettato, peggio di quello che accadeva nei collegi una volta, chi si era espresso per ilNo.Dulcis in fondo il segretario nazionale, al termine della sua relazione, ha detto che magari l’accordo era passibile, durante l’iter parlamentare, di emendamenti sfavorevoli come la reintroduzione del “Job a call” (lavoro a chiamata) del resto, secondo me, era l’unica cosa rimasta fuori della legge 30.Alla fine della relazione e del direttivo si doveva andare alla votazione di un ordine del giorno, personalmente ero per votare no, però visti certi comportamenti visto che “a chiamata”(legge 30 già applicata come fosse un D.L.) alcuni compagni sono venuti a votare (un segretario di categoria ha firmato la presenza alle 14.07 dichiarando a me “sono venuta per votare”) me ne sono andato; io non l’ho fatto a comando, anzi la mia intenzione come quella di altri 4/5 era di rimanere, ma per una forma di protesta civile, non credo che dopo un direttivo così si doveva votare, a me interessa poco se c’era o non c’era numero legale, era meglio per tutti darsi un altro appuntamento e rinfrescarsi le idee.
Mariano Fronza
Trento, 14 novembre 2007

mercoledì 26 settembre 2007

Dalle parole ai Fatti

Nel suo Direttivo provinciale, stando ai resoconti della stampa locale, Voltolini sostiene la necessità di avere due piani industriali e questo lascia alquanto perplessi non solo i lavoratori, ma anche gli altri soggetti chiamati a confrontarsi con questo, per noi trentini, inedito programma industriale messo in campo da Whirlpool.
Ritengo importante che il dibattito su come affrontare “la vicenda Whirlpool” continui e quindi cercherò di dare il mio piccolo contributo a questa discussione. Non intendo polemizzare con quanti, esagerando, stanno dando – in modo positivo o in negativo - a questa vicenda una enorme valenza politica, come se fosse l’inizio di una nuova era industriale e/o post industriale. Una discussione se la scelta dell’acquisto da parte della PAT sia populismo o una scelta azzardata non mi appassiona in quanto non serve a noi lavoratori per capire i contorni di una scelta che direttamente cade sulle nostre spalle e sul nostro vivere quotidiano.
Credo che l’acquisto dell’immobile e del terreno da parte della PAT, sia una scelta doverosa, anche se avrei preferito fosse stata concepita come parte integrante di un piano industriale condiviso dalle parti sociali. Questo purtroppo non è stato possibile, forse perché in quel momento era prioritario, per la Giunta, rasserenare gli animi (e anche gli elettori). Questo, però non deve farci perdere di vista l’obbiettivo vero delle nostre lotte. Rivendicare, discutere e concordare un piano industriale che sappia andare oltre, non solo a quello già illustrato nel corso del 2007 a Cassinetta, ma anche andare oltre i sei anni in modo da permettere i necessari ammortamenti degli investimenti fatti. Nessuno si illuda, più breve è il periodo di affitto e minori saranno le risorse impegnate sul versante degli investimenti e sugli strumenti di competitività dello stabilimento di Trento.
Per questo ritengo centrale, nella discussione sull’accordo con PAT e Whirlpool, non solo definire impegni occupazionali e produttivi che vedano almeno un 6 anni + altri 6 anni, ma un piano che abbia al centro nuovi prodotti competitivi sulla gamma alta del mercato e le politiche di marketing a livello Europa.
Certo, servono anche investimenti sul processo e sull’organizzazione del lavoro e della filiera produttiva che sappiano unificare, attorno al sito di Trento, l’intero ciclo di lavorazione del prodotto. Questa è il vero terreno sul quale sfidare la Direzione Whirlpool e chiedere che la PAT svolga il suo ruolo di competenza e non solo di semplice coordinatore e/o mediatore fra le diverse esigenze oggi presenti su quell’area.
Per questo la nostra pressione nei confronti della Direzione, ma anche del pubblico, non deve scemare ma al contrario deve farsi attenta e scrupolosa. Importante è anche la scelta del cambio della Direzione a Trento, Forse sarebbe opportuno che Comerio osasse di più, in quanto la credibilità del piano dipende, dai prodotti, dagli investimenti ma, io credo, anche dai soggetti chiamati a darne concreta attuazione.
Monica Postal RSU FIOM Whirlpool di Trento
Trento, 26 settembre ’07

lunedì 17 settembre 2007

La lotta dei lavoratori Whirlpool

La vicenda della Whirlpool sta animando sulla stampa locale, da parte di giornalisti, sindacalisti, operai e politici, una discussione che vede spunti interessanti di analisi ma anche con prese di posizioni discutibili sulle quali vorrei fare alcune riflessioni.Innanzitutto sono d’accordo con quanti sostengono che appare risibile l’affermazione della Giunta quando sostiene che è stata colta di sorpresa. Su questo, altri hanno ben argomentato e quindi mi preme richiamare l’attenzione sul fatto che i segnali di una simile operazione erano nell’aria, basti vedere la vendita del terreno adiacente, la ferrovia, e i pochi investimenti previsti per Trento a differenza di Cassinetta. Segnali che, sia la Provincia sia il sindacato, non hanno voluto cogliere nella loro essenza. Come delegata ho denunciato ai vari livelli questa mia preoccupazione ma molti, dentro il coordinamento e la RSU, mi hanno rimproverato di essere catastrofista. Oggi, purtroppo, la scelta della Whirlpool ci richiama tutti alla cruda realtà e a farci carico del futuro dello stabilimento scontando un grave ritardo. Oggi non dobbiamo ripetere lo stesso errore e farci coinvolgere in una discussione che riguardi solo le responsabilità, ma rivendicare scelte precise e coerenti da parte di tutti i soggetti interessati da questo evento.Una prima riflessione riguarda la politica industriale: da anni come sindacato stiamo denunciando, inascoltati da politici ed economisti, i pericoli occupazionali insiti nella finanziarizzazione dell’economia. I fatti ci danno, purtroppo ragione e la vendita dello stabilimento risponde a queste logiche. Ciò detto, a differenza di molti commentatori non sono convinta che la partita sia ormai “persa” in quanto la competitività non si gioca sul versante del costo del lavoro (altrimenti la Germania l’industria avrebbe chiuso da anni) ma su altri aspetti importanti che fanno la vera efficienza come: ricerca e sviluppo; Qualità intesa non solo come assenza di difetti ma anche come “tasso di servizio al cliente”; investimenti nel risparmio energetico, in nuovi prodotti ad alto contenuto tecnologico che siano in grado di competere sulle fasce alte del Mercato dell’elettrodomestico; costi di produzione e dei semilavorati , costi del trasporto ecc.Napoli, con il progetto “Gemini” ci insegna che sono possibili politiche di sinergia con i fornitori in grado di rendere competitivo lo stabilimento di Napoli rispetto a quello Polacco, mentre quanto avvenuto a Schondorf, in Germania, ci dice che anche a fronte della vendita dello stabilimento è possibile mantenere e sviluppare l’attività produttiva nel nostro settore. E’ vero che in Germania è stato l’Ente pubblico ad acquistare lo stabile e l’accordo prevede impegni produttivi ed aziendali di lungo periodo mentre qui a Trento, per colpa di una Giunta assente sulle politiche industriali, il sito produttivo è andato in mano a degli immobiliaristi che sicuramente non hanno la produzione di frigoriferi come Core business della loro attività.Una seconda riflessione riguarda il “cosa Fare”: Non penso che sia produttivo “Boicottare” come propone Sandri, la riunione dei CAI europeo della Whirlpool, ma eventualmente utilizzare quella riunione per far assumere alla Direzione Europea della Whirlpool la disponibilità ad aprire una trattativa di merito sul futuro produttivo di Trento. Nostro obiettivo Non deve essere quello di dare solo sfogo alla giusta protesta dei lavoratori, ma di incanalare questa lotta su obiettivi realistici ed essenziali. Dobbiamo rivendicare e conquistare un accordo chiaro su almeno quattro aspetti cardine che ritengo necessari a vincolare, o meglio radicare, la produzione Whirlpool in trentino: Questo percorso necessita di una condizione preliminare. La trattativa deve svolgersi a Trento (questo si deve chiedere alla riunione del CAI) e coinvolgere il Presidente Dellai, il responsabile Whirlpool Albè, Fim Fiom Uilm senza dimenticare il “convitato di pietra” che si chiama Silvio Pisetta.Il primo aspetto dovrebbe impegnare Whirlpool a reinvestire in loco i proventi di questa operazione: di conseguenza deve impegnarsi alla presentazione di un nuovo piano industriale riguardante il processo produttivo, i volumi, i livelli occupazionali e nuovi prodotti di alta gamma.
Il secondo aspetto riguarda la tipologia degli investimenti; non possiamo certo accontentarci di qualche investimento sul capannone o all’espanso, ma devono essere rinnovati gli impianti della componentistica che sono in il “core business” dello stabilimento e della produzione dei frigoriferi.Un terzo aspetto riguarda la definizione di una politica che avvicini i produttori, sull’esperienza del progetto “Gemini” di Napoli, dei semilavorati al sito della Whirlpool. Solo costruendo siti produttivi anche nel terreno attorno a Whirlpool diventa credibile la promessa che quel terreno resterà a vocazione industriale;Un quarto aspetto riguarda Il contratto di affitto che vista l’esperienza di Shondorf (Germania) dovrebbe avere la durata di almeno 6 + 6 anni, con diritto di prelazione da parte della PAT qualora la Whirlpool decidesse di continuare la produzione anche dopo tale data. Inoltre si devono prevedere momenti, almeno annuali, di verifica degli impegni presi.Alla luce di quanto sopra, ritengo sbagliato e fuorviante una discussione finalizzata alla ricerca se le colpe sono della PAT e/o dell’Azienda in quanto penso che da una simile discussione i lavoratori non hanno che da perdere. Quindi serve iniziativa di lotta, capacità contrattuale e il coinvolgimento delle Istituzioni a tutti i livelli oltre alla fattiva solidarietà della popolazione trentina. Solo così riusciremmo a far si che una scelta aziendale, non condivisa, si trasformi da semplice agonia a una sfida dell’intero territorio trentino per garantire il nostro futuro.
Monica Postal - Delegata RSU FIOM Whirlpool Trento
Trento, 16 settembre 2006