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venerdì 5 ottobre 2007

La verità fa male

Ferante e Monari, sul Direttivo della Filcams Cgil del Trentino affermazioni offensive

Abbiamo letto la presa di posizione di “solidarietà” dei segretari di Cisl e Uil alla Cgil attaccata, secondo loro, dal voto del Direttivo della Filcams Cgil del Trentino che ha sonoramente bocciato l’accordo del 23 luglio scorso.
Nelle loro dichiarazioni, che riteniamo offensive per qualsiasi organizzazione sindacale, rileviamo due grandi contraddizioni:
La prima: come si permette Ferrante di sostenere che il Direttivo della Filcams che ha votato contro ha fatto una scelta politica, mentre quello della Fisascat che ha votato a favore No. Simili affermazioni sono on solo inaccettabili ma ideologiche e quindi invitiamo tutti a discutere del merito in quanto crediamo che alla base del dialogo deve esserci, Innanzitutto, il rispetto reciproco che in questo caso a Ferrante è venuto meno;

La seconda: Monari, segretario della Uil sostenete che noi delegati, contrari all’accordo, siamo pochi ed isolati. Invitiamo Monari ad una piccola riflessione stante come sono andate le assemblee presso al Cavit di Ravina dove il protocollo, illustrato da Ferrante e da Pomini della Cisl, ha ricevuto 81 voti contrari 9 a favore e 8 astensioni.
Cari segretari, forse come delegati e come componenti il Direttivo della Filcams Cgil del Trentino siamo pochi ed isolati dalle burocrazie sindacali ma stante il voto dei lavoratori sopra riportati non ci sentiamo isolati dai lavoratori che pensiamo di rappresentare.

Con cordialità

La RSA della Cavit - Trento, 5 ottobre ’07

giovedì 4 ottobre 2007

Lettera Aperta a Cisl e UIl

Vi sembrerà strano che vi si scriva perché apparentemente sono molto poche le cose che abbiamo in comune, a parte il lavoro;ma oggi un pensiero ci ha colto di sorpresa, anzi una domanda…. Dove trovate la forza ,le motivazioni per progettare il vostro presente e il vostro futuro, per crearvi un obiettivo e crescere in capacità e riconoscimenti?Quando noi abbiamo cominciato a muoverci nel mondo del lavoro , di una cosa eravamo certi, che eravamo alla posa delle prime pietre per costruire una casa di cui noi avremmo tenuto le chiavi e in cui avremmo dato asilo gli altri.Non sappiamo come spiegarvi:allora. Per noi e altri come noi, il senso della costruzione collettiva era molto forte. Qualunque cosa scegliessimo di fare,eravamo certi che non stavamo agendo solo per noi,che avremmo costruito qualcosa di cui anche altri avrebbero beneficiato e l’avremmo custodito come bene collettivo .Questo dava un senso a tutto:piccolo o grande che fosse il nostro contributo serviva a migliorare la realtà fuori dalle nostre mura .Siamo stati forse gli ultimi romantici,ma anche gli ultimi a sentirci padroni delle nostre scelte perché potevamo ancora controllare i risultati delle nostre azioni. E cosi aveva senso fare più dello stesso dovuto,aveva senso cercare di vincere.Non eravamo angeli,ma i risultati contavano.Adesso ci sembra tutto cosi diverso e non sappiamo il perché voi dovreste fare sforzi enormi per dare solidarietà alla CGIL ,ma la democrazia voi dove l’avete lasciata ,e come rispondete ai lavoratori della Cavit che davanti al segretario della CISL hanno votato per il NO all’accordo con una stragrande maggioranza? Direte anche a loro che sono COMUNISTI? Ci sembra che per voi conti di più il vostro star bene con voi stessi .Se il punto di partenza per lasciarsi attrarre da una situazione è lo star bene con se stessi , come si concilia con l’attraversare le difficoltà,la rutine,la continua mediazione con gli altri? Ci sembra difficile, ma forse perché noi apparteniamo alla generazione dei sacrifici e voi del benessere. E noi stentiamo a credere nel benessere come valore.Ma sicuramente sbagliamo,ci manca una chiave che solo voi potete darci.
Cappelletti Marco componente direttivo FILCAMS Cgil - Trento 4 ottobre 2007

La Filcams rappresenta i lavoratori

Sono una lavoratrice del commercio che casualmente è venuta a conoscenza dell'articolo da voi pubblicato in data odierna riguardante« Welfare, la Filcams sbaglia» e mi piacerebbe commentarlo.
Mi dispiace entrare in polemica con i segretari di Cisl e Uil che ricordiamoci con lo scorso governo hanno firmato il Patto per l'Italia ma mi sento di rispondere in quanto contraria io stessa a questo accordo che andrebbe ulteriormente a peggiorare le mie condizioni lavorative mantenendo invariata la "famigerata legge 30" che ha legalizzato e diffuso la precari età del lavoro.
In questa finanziaria inoltre rimane tale il lavoro interinale ed il lavoro determinato che tramite procedure conciliative potrà durare in eterno. Il part-time in gran parte utilizzato dalle donne diverrà ancora più elastico e l'unica garanzia che non venga cambiato unilateralmente dal datore di lavoro sarà per lavoratori impegnati in compiti di cura dimostrabili.
Ci vogliono svuotare il contratto nazionale privilegiando la contrattazione decentrata ed ognuno di noi è perfettamente a conoscenza di cosa significhi contrattare con la controparte. Per quanto riguarda le pensioni è stata alzata ulteriormente l'età pensionabile e si è messo mano ai coefficienti. Si è trovato il modo tramite i prestiti agevolati durante il periodo di non attività lavorativa di farci indebitare x vivere.
Questo dovrebbe essere un buon accordo! Mi domando per chi,per noi o per Governo e Confindustria che guarda caso si è precipitata a firmarlo e già questo la dice lunga.
Perciò scusatemi se mi sono offesa sentendomi dare della sognatrice e vorrei ricordare a lor signori che le loro benemerite riforme pesano come macigni all' interno dei posti di lavoro.

Mi piacerebbe pure che queste persone chiaramente non toccate dai provvedimenti si ricordassero chi stanno rappresentando perché sempre più spesso mi sembra che scordino il loro ruolo.

Distinti saluti

Swetlana Tenuta delegata Orvea

Inviato al Corriere del Trentino in data 4 ottobre 2007

martedì 2 ottobre 2007

Alcuni Motivi per Votare NO

La mia valutazione complessiva dell' accordo Governo Sindacati su pensioni e stato sociale è da ritenersi negativo.
Questo accordo lede la dignità dei lavoratori mantenendo invariata la legge 30 che in tutti questi anni ha reso legale e diffusa la precarietà del lavoro,rimane tale anche anche il lavoro interinale
e si protrae all' infinito con il consenso del sindacato (tramite procedure conciliative).il lavoro a tempo determinato e, per quanto riguarda le donne che solitamente beneficiano del part-time va ancor peggio, il loro orario diverrà ancora più elastico e l' unica garanzia che non venga cambiato repentinamente e ancor più IMPORTANTE,unilateralmente sarà solo per lavoratori impegnati in compiti di cura e questi dovranno essere dimostrati. Si vuole inoltre svuotare il contratto nazionale in tutte le sue parti e si vuole rilanciare la contrattazione decentrata.
PENSIONI....Ormai sono una chimera .In ogni cambio di governo ci si mette mano e sempre al rialzo.
Aumentano gli anni di quando si andrà in pensione ma diminuiscono i rendimenti delle stesse.
E questo è solo l' inizio ci vogliono flessibili sottopagati e indebitati. Si indebitati con la loro ultima trovata,i prestiti agevolati durante il periodo di non attività e,non ci indebiteremo per crearci una famiglia o comprarci una casa ma per vivere nel momento in cui ci scadrà l ennesimo contratto a termine. Ci indebiteremo per mangiare (sempre perché l' economia sul territorio non si fermi)e per me questa è schiavitù.
Governo Sindacati Confindustria ognuno dice la propria e decide per gli “ALTRI”.Gli ALTRI siamo noi, non ci hanno interpellato, non interessano i nostri problemi, siamo merce da lavoro e,sarebbe bene ricorda che l' articolo 3 della Costituzione della repubblica italiana che sintetizzando dica, che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale ed è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale ecc.( all' interno di questo articolo ci vedo bene la flessibilità tra gli ostacoli)ma,potremmo ricordare anche l' art.4 che riconosce a tutti i cittadini il DIRITTO al lavoro ed a promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.(e qui ci vedo la precarietà).questo per dire che la legge30 è sostanzialmente fuori legge.
Per concludere voglio che questo sindacato il mio sindacato la smetta di rincorrere il governo e finalmente torni ad ascoltare le esigenze dei lavoratori e le porti avanti senza vedere gli stessi come nemici da evitare, questo è il suo compito,non è certo quello di diventare un sindacato burocrate e prestatore di servizi piegato al potere del governo amico.
Insomma,io non voglio trovare un posto in questa società e in questo sindacato ma, voglio trovare una società e un sindacato in cui valga la pena di trovare un posto.

Tenuta Swetlana - RSA ORVEA - Trento 1 ottobre 2007

mercoledì 26 settembre 2007

Il dissenso viatato

«Caro Nicola, come ti ho detto più volte a voce...». Inizia con un tono carinamente paternalista, e si conclude in chiave aspramente poliziesca, la lettera del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a Nicola Nicolosi, coordinatore dell'area programmatica di Lavoro Società. Oggetto della reprimenda, che a questo punto equivale a una vera e propria intimidazione, la manifestazione del 29 settembre, contro il protocollo su welfare e mercato del lavoro, e a favore, quindi, del no al referendum. Prima ancora di dare inizio alle assemblee nei luoghi di lavoro (il primo ottobre Angeletti e Rinaldini andranno a Mirafiori) il clima del confronto nel sindacato si colora di tinte forti.
Il corteo di Firenze, convocato da un gruppo di rappresentanti sindacali della Cgil, secondo Epifani «per i contenuti, i toni, il linguaggio non corrisponde alle regole fondamentali dell'organizzazione, e in ogni caso si mette contro il patto unitario e il suo grande valore». «E' evidente, infatti, - conclude la lettera - la responsabilità tua e dei gruppi dirigenti coinvolti in questa scelta». Cosa "ci azzecchi" Nicolosi con la manifestazione convocata da un gruppo di lavoratori, Epifani non lo dice. Preferisce lanciare messaggi in codice. C'è da supporre che il dissenso espresso al direttivo nazionale da Lavoro Società rappresenti una sorta di marchio a vita.
La lettera, benché personale, ha fatto il giro di tutte le strutture della Cgil e, ovviamente, è finita nelle redazioni dei giornali. Considerando gli argomenti usati, i toni e le parole, il richiamo all'ordine del segretario generale della Cgil ha tutta l'aria di essere indirizzata all'intero sindacato, e in particolare a quella parte che intende mettersi di traverso alla decisione assunta di firmare "per presa visione" il protocollo sul welfare. La manifestazione di Firenze, in realtà, ha un unico "grande peccato", quello di portare in piazza il dissenso sull'accordo concluso con Prodi a luglio.
La lettera del segretario generale della Cgil, comunque, sembra aver ottenuto per il momento l'effetto contrario. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, ha già fatto sapere che parteciperà alla manifestazione di Firenze. «Solidarietà a Nicolosi e a Lavoro Società - dichiara a Liberazione -. Il corteo di Firenze nasce dall'iniziativa di alcuni rappresentanti sindacali della Cgil e quindi è assolutamente legittima».
Il diretto interessato, Nicola NIcolosi, ha appreso della lettera mentre si trovava a Bruxelles, dove ha l'ncarico, per la Cgil, del segretariato europeo.
La notizia lo ha stupito molto. Anche perché, intorno alle "regole di cavalleria" in occasione dell'aspro confronto sul protocollo di luglio, prima al Direttivo nazionale e poi agli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil, si era ragionato molto e tenute anche molte riunioni. Alla fine si era convenuto di usare toni e comportamenti da gentiluomini. «Questo, invece, è una sorta di avviso ai naviganti - dichiara Nicolosi a Liberazione -. Abbiamo avuto tempi più duri, e quindi non riesco a capire perché si vuole immettere nel confronto tutta questa tensione».
L'autodifesa di Nicolosi prende le mosse non solo dallo statuto della Cgil, che agli articoli 4 e 5 prevede il dissenso e la sua espressione all'interno sindacato, ma anche dal carattere del referendum, scadenza democratica rivolta a tutto il mondo del lavoro.
Fabio Sebastiani

sabato 22 settembre 2007

Le ragioni del NO

le ragioni del no !

dopo l’accordo del 23 luglio 2007
le parole servono a poco…
tranne quelle dei lavoratori.

…”e adesso votate”, ci dicono…

ma lavoratori, precari e pensionati hanno la possibilità di conoscere i reali contenuti dell’accordo ?

Assemblea pubblica
LUNEDI’ 1 OTTOBRE 2007
presso sala gabardi – ore 14,00
in via muredei, 42 a TRENTO

entriamo nel merito per conoscere e discutere l’accordo, confrontandoci con:

giorgio cremaschi segretario nazionale fiom cgil – rete28aprile
nicola nicolosi lavoro societa’ – cambiare rotta


le ragioni del NO, non si esauriranno alla scadenza delreferendum
partecipa anche tu per poter esprimere un giudizio consapevole alla consultazione, TI ASPETTIAMO !
I delegati sindacali autoconvocati del TrentinoTrento, 20 settembre 2007

venerdì 21 settembre 2007

Protocollo welfare: NO GRAZIE

Siamo delegate e delegati RSA/Rsu del Trentino iscritti/e alla Cgil e appartenenti a diverse categorie. Ci accomuna il giudizio negativo sull’accordo del 23 luglio 2007 firmato da Cgil, Cisl, Uil sia nel metodo che nel merito.

Sul metodo consideriamo un precedente pericoloso il non avere coinvolto le lavoratrici e i lavoratori nella discussione su una vera piattaforma rivendicativa da presentare al governo e il fatto di non averla validata con un loro voto. Questo apre per la prima volta nella nostra organizzazione sindacale una crisi profonda di partecipazione e di democrazia e nel rapporto con le lavoratrici e i lavoratori.

Nel merito giudichiamo l’accordo negativo per le lavoratrici, i lavoratori, i pensionati, i giovani e i precari. Le poche luci (aumento delle pensioni più basse e del sussidio di disoccupazione) a vantaggio di alcuni pensionati e di una parte dei disoccupati, vengono pagate integralmente da tutti gli altri lavoratori/trici e pensionati/e con l’aumento delle tasse e dei contributi e con il peggioramento dei diritti.

Sulle pensioni si passa dalla scalone Maroni agli scalini portando l’età pensionabile a 62 anni, con 35 di contributi o a 61 con 36, a partire dal 2013.

Sui lavori usuranti l’accordo si rivela una beffa: non più di 5.000 lavoratori/trici all’anno saranno inizialmente esentati dallo scalone, ma poi dovranno andare in pensione con almeno 58 anni d’età e 36 di contributi.

Sui coefficienti si peggiora la stessa riforma Dini tagliandoli, a partire dal 2010, del 6-8%. Da allora ogni tre anni verranno rivisti automaticamente al ribasso, con una scala mobile al rovescio. La commissione tra le parti potrà solo, entro il 2008, decidere le esenzioni. Il limite del 60% per le pensioni più basse dei precari è solo un’ipotesi di studio.

A partire dal 2011, se non saranno fatti risparmi a sufficienza con la ristrutturazione degli enti previdenziali, aumenteranno ancora i contributi sulla busta paga dei dipendenti e per i parasubordinati.

Vengono aumentate le pensioni più basse e l’indennità di disoccupazione, utilizzando i soldi del “tesoretto”, cioè le tasse in più pagate in primo luogo dai lavoratori/trici, che ammontano a oltre 10 miliardi di euro. Di questi solo un miliardo e mezzo tornano a una parte dei pensionati e dei disoccupati.

Sulla contrattazione la scandalosa eliminazione della sovracontribuzione per il lavoro straordinario costituisce un grave incentivo all’aumento dell’orario di lavoro con un danno all’occupazione e al bilancio dell’Inps; mentre la detassazione del salario aziendale totalmente variabile indebolisce fortemente la contrattazione collettiva e, in particolare, il contratto nazionale.

In tema di mercato del lavoro viene confermata la Legge 30 e con essa tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il mercato del lavoro. I contratti a termine potranno durare anche oltre 36 mesi, senza alcun limite, con procedure conciliative fatte presso gli uffici del lavoro con l’assistenza dei sindacati. Nella sostanza i lavoratori potranno subire all’infinito il succedersi dei vari contratti precari.

Per queste ragioni invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a votare NO nella consultazione.

I delegati sindacali autoconvocati del Trentino

lunedì 10 settembre 2007

Intervento al Direttivo CGIL

Compagne e compagni porto, anche a nome di altre lavoratrici e lavoratori che condividono le mie considerazioni, il mio contributo. L'analisi incomincia nel lontano 1992 ,quando il governo Amato iniziava l'attacco alle pensioni innalzando la pensione di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne, il governo Berlusconi, poi, nel 1994 per la prima volta introduceva l'idea dei disincentivi per chi andava in pensione prima dei 60 anni di età.La lotta, e sottolineo la lotta dei lavoratori costrinse il governo a retrocedere dall'intenzione di introdurre il tema delle pensioni nella finanziaria del 1995.Ma è con il successivo governo Dini ,(centro sinistra!), che i poteri forti del paese, aiutati dalle burocrazie sindacali CGIL, CISL e UIL demolirono l'impianto pensionistico pubblico introducendo il sistema contributivo.Iniziava quindi lo smantellamento del sistema previdenziale pubblico retributivo, un sistema che garantiva un tasso di sostituzione dignitoso, intorno al 70-80%, inoltre costituiva un importante collante solidaristico generazionale tra i lavoratori.
L'introduzione del sistema contributivo legato ai contributi versati, non solo spezza qualsiasi meccanismo di solidarietà intergenerazionale, ma determina, una drastica riduzione, nel tempo, del tasso di sostituzione fino a scendere al 50%.
Il primo governo Prodi nel 1997 introdusse altri ostacoli alle pensioni di anzianità: si andava in pensione non solo quando si maturava il diritto, ma in apposite finestre di uscita. Il secondo governo Berlusconi, nel 2004, sempre in tema di pensioni introduceva lo scalone: nel 2008 non si potrà più andare in pensione prima dei 60 anni di età, almeno che non si abbiano 40 anni di contributi.
Oggi il governo Berlusconi non c'è più (nonostante che lo spettro del suo ritorno sia addirittura più castrante della presenza effettiva!). Abbiamo votato, fiduciosi, un governo di centro sinistra sulla base di un programma, abbiamo fatto un congresso riempiendoci la bocca di abrogazione quando si parlava della legge Maroni e di legge 30, dato che, con l'aiuto del precedente pacchetto Treu, tutti convenivamo che hanno super precarizzato il mondo del lavoro. A distanza di un anno del governo Prodi e di tante belle promesse, lo scalone Maroni non viene abolito ma diluito.
L' accordo sulle pensioni raggiunto da governo e sindacati, come previsto, conferma la natura politica del governo Prodi: un governo legato al grande capitale, sordo alle ragioni dei lavoratori e in sostanziale continuità con il liberismo, pronto a rispondere ai poteri forti finanziari europei e alle loro politiche antisociali.
L'accordo, infatti, peggiora la stessa legge Maroni, innalza l'età pensionistica, riduce le aspettative future con i coefficienti ogni tre anni, mette i lavoratori gli uni contro gli altri, ribadisce la logica finanziaria che aveva affermato già con l'operazione scippo sul TFR ( tra l'altro la stessa nel momento in cui la stavano sponsorizzando causava già in calo di consensi di 5 ,7% nei mesi di Maggio Giugno; dati che naturalmente si guardavano ben di evidenziare!).
A peggiorare ulteriormente le cose c'è poi l'accordo sul mercato del lavoro che conferma l'impianto della legge 30 che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto essere "superata" e che viene invece rafforzata.
Si conferma lo "stafflesing", legge caporalato, e si aumenta sia il lavoro straordinario (concedendo la defiscalizzazione), sia l'incentivo alla contrattazione aziendale con ulteriori regali alle imprese. Un disastro sociale che si aggiunge alle gravissime scelte politiche di destrutturazione del pubblico impiego, di mantenimento e incentivazione della precarietà del lavoro e dei salari, di subalternità dei diritti sociali in generale alle priorità del capitale finanziario.
Dentro questa voragine ci sono i lavoratori, lasciati senza ideali a pascolare nella prateria dei realiti show, prima di essere munti con le ricariche telefoniche e con il lavoro precario quando c'è. Lavoratori che vivono male perché faticano ad arrivare a fine mese e perché vivono la precarietà dell'esistenza, non hanno futuro, non hanno sicurezza, e si vedono diminuire drasticamente i diritti.

Il tutto alla luce di un'immoralità pubblica che di contro prolifica e dilaga Ma ci sono anche migliaia di persone che, in questi ultimi decenni ,sono giunti alla politica ciascuna per conto proprio per mille vie diverse .

E' il popolo di Genova 2001, dei 3 milioni di Roma , di Vicenza, dei No Tav ecc. fino ad arrivare al CSO Bruno . Dentro questa voragine ci sono i militanti dei partiti della sinistra, in gran parte in grave disagio perché non si spiegano le contraddizioni in cui, i loro vertici, li hanno costretti a vivere. Coscienti che il prezzo di queste decisioni non lo pagheranno i politici, ma i milioni di lavoratori che vedranno prolungare e precarizzare la loro vita lavorativa, ci chiediamo dove trovate la forza e le motivazioni per progettare il nostro presente e il nostro futuro per creare un obbiettivo e crescere in capacità è riconoscimenti.

Quando noi abbiamo incominciato a muoverci nel mondo del lavoro, di una cosa eravamo certi, che eravamo alla posa delle prime pietre per costruire una casa di cui noi avremmo tenuto le chiavi e in cui avremmo dato asilo agli altri. Non sappiamo come spiegarvi, per noi e altri come noi, il senso della costruzione collettiva era molto forte.
Qualunque cosa scegliessimo di fare, eravamo certi che non stavamo agendo solo per noi, che avremmo costruito qualcosa di cui anche gli altri avrebbero beneficiato e l'avremmo custodito come bene collettivo.
Questo dava un senso a tutto,
piccolo o grande che fosse il nostro contributo serviva a migliorare la realtà fuori dal nostro orticello. Siamo forse gli ultimi “romantici”, ma anche gli ultimi a sentirci padroni delle nostre scelte perché potevamo ancora controllare i risultati delle nostre azioni. Forse, però, potremo, perché non riusciamo a smettere di crederci!
Ed è per questo che il 20 Ottobre saremo in piazza per chiedere la ricusazione dell'accordo del 23 Luglio (sia sugli aspetti del mercato del lavoro sia su quelli previdenziali) e per pretendere un vero e democratico referendum (o chiamatelo consultazione) nei luoghi di lavoro ed il rispetto del suo risultato da parte delle segreterie sindacali.



Tenuta Svetlana - Trento 10 settembre 2007

Intervento al Direttivo CGIL

Care compagne e compagni del Comitato direttivo della Cgil, le mie considerazioni sul protocollo del 23 luglio scorso sono sostanzialmente negative. La via moderata scelta dalla Cgil, l’accettare questo accordo che altro non è che un peggioramento del patto per l’Italia sottoscritto da Cisl e Uil con il governo Berlusconi, non rispetta la scelta congressuale espressa dalle lavoratrici e dai lavoratori e di fatto umilia la Cgil! Di fronte ad un governo che perde di popolarità di giorno in giorno, la Cgil sembra paralizzata dalla sindrome del governo amico. Se ad ogni decisione da prendere ci si chiede “cadrà di conseguenza il governo Prodi?” la Cgil si paralizza. In questo modo si alimenta un senso di sfiducia, il senso diffuso che nulla si possa rivendicare, che nulla possa cambiare: un messaggio pericoloso e distruttivo.Questo accordo stabilisce che d’ora in avanti la solidarietà sociale si fa all’interno della stessa categoria: ecco che per coprire lo scalone Damiano, peggiore dello scalone Maroni, si aumenta la trattenuta contributiva sui lavoratori dipendenti. Si sta distruggendo l’idea di redistribuzione dei redditi dai ricchi ai poveri, il governo non ha effettuato nessun impegno finanziario per coprire lo scalone, ma semplicemente ha tolto ad alcuni lavoratori per dare qualcosina in più ad altri.Il contratto nazionale viene smantellato, a fronte di un avanzamento del contratto di secondo livello legato alla produttività. Cari lavoratori, se volete aumentare i vostri salari dovete lavorare di più! Ed ecco che qui si spiega la detassazione degli straordinari e del premio di produzione aziendale, che il nostro sindacato difficilmente riuscirà a spiegare ai lavoratori e alle lavoratrici.In questo accordo si esalta la legge 30, contro ogni mandato congressuale. Si indebolisce il contratto di lavoro nazionale, accettando di fatto le richieste di Confindustria. Di fatto si innalza l’età pensionabile, ad un limite che neanche il governo di destra aveva azzardato, si prendono in giro i lavoratori adibiti a lavori usuranti: solo 5000 all’anno potranno andare in pensione a 57 anni!Per non parlare della ridicolaggine del riscatto della laurea: può un lavoratore laureato ma precario, pensare di sostenere una spesa ulteriore quando non sa nemmeno come arrivare a fine mese?Se questo è l’accordo che la classe dirigente della Cgil ci propone, credo che dobbiamo valutare la possibilità di un nuovo Congresso, perché il mandato delle lavoratrici e dei lavoratori non è stato rispettato!
Nicoletta Soini - Trento 10-9-07

mercoledì 8 agosto 2007

Perchè VOTARE NO all'accordo

Il Protocollo sul Welfare del 20 luglio 2007, sottoscritto da CISL e UIL ma anche dalla CGIL, con delle riserve rappresenta l’esito negativo di una trattativa anomala in cui la CGIL, a fronte di una forsennata aggressione ideologica e mediatica alle ragioni ed ai valori del lavoro e dello stesso sindacato, ha rinunciato a sviluppare il pieno coinvolgimento e la necessaria mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il protocollo rappresenta tra l’altro una contraddizione con i contenuti della chiusura unitaria del congresso della CGIL, il quale assumeva il dato della precarietà come elemento da combattere cancellando la legge 30/2003, a riguardo delle pensioni sanciva la necessità di cambiare radicalmente la controriforma del centrodestra per giungere anche ad un trattamento pensionistico adeguato per i precari, per i quali i costi salariali e contributivi devono esser maggiori.
Altra profonda contraddizione è rappresentata tra le altre cose con il programma di governo che prevedeva di “eliminare l’inaccettabile gradino” della Maroni e di introdurre “misure efficaci che accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento dell’età media di pensionamento”, oltrechè nell’ambito del “superamento” della L. 30/2003 assicurare la garanzia del lavoro a tempo indeterminato, la “forma normale di occupazione”.
Il fatto è che a scapito di un programma di redistribuzione della ricchezza a vantaggio dei ceti sociali da noi rappresentati il governo è sempre più condizionato dalle componenti moderate e dalla Confindustria, le quali sull’altare della governabilità e del futuro della coalizione hanno imposto al governo Prodi il peggioramento della proposta di mediazione condivisa emblematicamente riassunta dalla frase di Prodi “lo scalone deve esser superato” e hanno di fatto sottoposto a ricatto le organizzazioni sindacali, in primis la CGIL, di divenire il soggetto responsabile della caduta del governo.
L’intera vicenda ripone la questione della salvaguardia della piena autonomia del sindacato rispetto al quadro politico.
Si ritiene importante e positivo che il Comitato Direttivo nazionale della CGIL si sia espresso anche su di un documento alternativo, contrario all’accordo che ha ricevuto una larga adesione.
Una ossessiva campagna ideologica di reticenze e di falsificazioni è stata orchestrata per dimostrare l’impossibilità ed anzi l’illegittimità dell’abolizione dello scalone e la necessità inderogabile dell’età pensionabile: dall’insostenbilità della spesa previdenziale, pesantemente in deficit, a causa dei troppi pensionati e dei pochi contributi, allo scontro tra generazioni, provocato dall’egoismo dei padri che condannerebbe i figli a non avere un domani…
Eppure i dati Istat, i bilanci dell’INPS, le analisi di importanti centri studi dicono che l’allarme sull’emergenza previdenziale, urlato per legittimare ulteriori peggioramenti al sistema pensionistico, è una sfacciata falsificazione. I provvedimenti previdenziali degli anni ’90, che hanno imposto pesanti sacrifici a lavoratori e pensionati, hanno rallentato la dinamica della spesa pensionistica e sostanzialmente stabilizzato il rapporto spesa previdenziale/PIL.
Depurata dalla spesa per prestazioni assistenziali e del Tfr, che certamente non hanno natura previdenziale, e dal prelievo fiscale sulle pensioni la spesa previdenziale è di fatto allineata sui valori medi europei; ed in base ai dati ufficiali di tutte le gestioni pensionistiche il saldo tra entrate contributive e le prestazioni previdenziali al netto delle ritenute fiscali è addirittura positivo per un ammontare pari allo 0,5% del Pil.
Nel ritenere in controtendenza rispetto al passato e quindi esprimendo un giudizio positivo sugli aumenti alle pensioni contributive basse, sulla indennità di disoccupazione e la contribuzione figurativa piena per la disoccupazione ordinaria, non si può rilevare come la bilancia delle risorse redistribuite e quelle risparmiate non penda certo dalla parte delle prime.
Infatti siamo in presenza:
di una finta eliminazione dello scalone che è ammorbidito per il 2008 (58 anni e 35 anni di contributi, anzichè 60 e 35 della Maroni), ma a partire da metà 2009 con gli scalini impropriamente chiamati quote (che stravolgono lo stesso concetto di quota) ci vorranno almeno 36 anni di contributi visto in vincolo dei 59 anni di età della “quota” 95, e con il 2011 60 o 61 anni di età e “quota” 96 quindi rispettivamente 36 o 35 anni di contributi e nel 2013 61 o 62 anni di età, 36 o 35 di contributi della “quota” 97, anticipando di un anno quanto Maroni avrebbe imposto per l’anno 2014;
del positivo aumento da 2 a 4 delle “finestre” per i pensionandi con 40 anni di contributi, si spostano 2 finestre però sulle pensioni di vecchiaia (65 uomini e 60 donne) che di fatto si vedranno aumentare l’età pensionabile di diversi mesi;
di un intervento sui coefficienti al possibile 60% della retribuzione per i giovani lavoratori discontinui, che essendo legato alle compatibilità finanziarie risulta aleatorio; inoltre riferito all’occupazione dei giovani precari, garantirà pensioni equivalenti alle attuali sociali e nulla più;
di un inaccettabile vincolo numerico di 5.000 lavoratori all’anno che potranno beneficiare, evidentemente a norma di una graduatoria, delle agevolazioni pensionistiche per i lavori usuranti, faticosi e pesanti;
della decontribuzione dello straordinario che diminuirà le entrate agli istituti previdenziali e aumenterà il lavoro straordinario garantito alle imprese ad un costo più basso; analogo ragionamento si riferisce anche alla decontribuzione del secondo livello di contrattazione;
dell’insufficiente liquidazione dell’impegno di superare la legge 30/2003 con l’orientamento del governo all’eliminazione del solo lavoro a chiamata e rimandando a successivi confronti tra le parti per le eventuali forme di part-time per esigenze di attività di breve durata, mantiene di fatto inalterata la portata negativa della legge stessa;
della reiterazione con accordi presso le Direzioni lavoro di contratti a tempo determinato anche oltre i 3 anni anche non continuativi perpetua una condizione lavorativa precaria inaccettabile; sul lavoro a somministrazione (Interinale) e per le nuove attività non è previsto alcun vincolo temporale e quindi un lavoratore può essere somministrato e precario a vita.
Complessivamente ragionando, quindi, si ricava un quadro d’insieme dove per l’ennesima volta è richiesto alle organizzazioni sindacali un atto di responsabilità sulle compatibilità forse non tanto economiche (vista la ripresa dell’economia, le maggiori entrate, il “tesoretto”) quanto quelle degli equilibri con i poteri forti che periodicamente richiamano la classe lavoratrice ad ulteriori sacrifici.
Si ritiene indispensabile una ridiscussione dell’intero accordo ed una approvazione di una nuova conseguente legge che redistribuisca risorse a vantaggio dei ceti di popolazione più deboli.
A tal fine è necessario a settembre mettere in campo la mobilitazione dei lavoratori per riaprire la trattativa.
Il referendum dovrà essere lo strumento di consultazione dei lavoratori nel quale sia le esplicitazioni riferite alle riserve apposte dalla CGIL quanto le espressioni negative contribuiranno all’azione di mobilitazione e di partecipazione per la ridiscussione dei vari contenuti dell’accordo.

Mirco Carotta – Cambiare Rotta Lavoro Società
Roland Caramelle – Rete28Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale
Ezio Casagranda – Segr. Gen. Filcams Cgil del Trentino

Trento, 8 agosto 2007